Ipertono del pavimento pelvico: perché i muscoli non riescono a rilassarsi

L’ipertono del pavimento pelvico è una condizione in cui i muscoli perineali mantengono un livello di attivazione superiore a quello richiesto dal contesto e non riescono a rilassarsi o ad allungarsi quando servirebbe. Non è una malattia a sé: è un meccanismo che accompagna e amplifica quadri diversi — vestibolodinia, vaginismo, endometriosi, sindrome della vescica dolorosa, stipsi da ostruita defecazione, dolore pelvico cronico.

Il trattamento di prima linea non è farmacologico ma riabilitativo. Nello studio randomizzato più solido disponibile, eseguito su 212 donne, (Morin, 2021) la fisioterapia multimodale ha superato l’anestetico topico su tutti gli esiti: il 79% delle pazienti trattate ha dichiarato di stare “molto” o “moltissimo” meglio, contro il 39% del gruppo di confronto.

Il punto più frainteso: gli esercizi di Kegel, in presenza di ipertono, possono peggiorare i sintomi. Un muscolo già accorciato e contratto non va rinforzato, va rilassato e allungato.

Che cosa si intende per ipertono del pavimento pelvico

Il tono muscolare è definito dall’International Continence Society (Frawley, 2021) come lo stato del muscolo a riposo, clinicamente valutato attraverso la resistenza al movimento passivo. Comprende una componente attiva, cioè l’attività contrattile involontaria, e una componente passiva, legata alle proprietà viscoelastiche del tessuto. Quando questo tono è superiore a quello che una determinata funzione richiederebbe si parla di tono aumentato: in letteratura internazionale i termini usati sono increased tone, overactive pelvic floor e non-relaxing pelvic floor, in italiano ipertono del pavimento pelvico.

La differenza rispetto alle disfunzioni più conosciute è sostanziale. Quando si parla di pavimento pelvico si pensa quasi sempre alla debolezza muscolare: incontinenza, prolasso, esiti del parto. L’ipertono è il quadro opposto e, proprio per questo, viene riconosciuto tardi. La paziente non ha un muscolo debole, ha un muscolo che non smette di lavorare.

Va detto con chiarezza che non esistono ancora valori di riferimento condivisi che permettano di stabilire in modo strumentale quando il tono supera la norma. La diagnosi resta clinica, e questo ha conseguenze pratiche su come va impostata la valutazione, come vedremo più avanti.

Il problema non è la forza, è il controllo

Un pavimento pelvico funzionale deve saper fare due cose opposte: contrarsi quando serve trattenere e rilassarsi quando serve lasciar passare. Nell’ipertono la seconda capacità si perde [Padoa, 2021]. Il muscolo può addirittura contrarsi nel momento in cui dovrebbe cedere — durante la penetrazione, durante la minzione, durante la defecazione — generando un quadro di incoordinazione che spiega sintomi apparentemente scollegati tra loro.

Perché si instaura: il circolo dolore–tensione–dolore

Nella maggior parte dei casi l’ipertono nasce come risposta protettiva. Di fronte a un dolore, a un’infiammazione o anche solo all’anticipazione di un dolore, la muscolatura perineale si contrae per difendere l’area. È un riflesso involontario e, nell’immediato, appropriato.

Diventa un problema quando si cronicizza. La contrazione persistente riduce la perfusione locale, favorisce l’accumulo di metaboliti e l’ischemia relativa del muscolo, che a sua volta genera dolore. Il dolore rinforza la contrazione difensiva. Il circolo si chiude e da quel momento si autoalimenta anche quando la causa iniziale non c’è più.

Questa sequenza spiega perché tante pazienti raccontano di un dolore che è rimasto identico dopo aver curato l’infezione, dopo aver operato l’endometriosi o dopo la guarigione della cicatrice del parto. La causa è stata risolta, il meccanismo no.

I fattori che più frequentemente lo innescano

  • Dolore vulvare e vaginale: vestibolodinia provocata, vulvodinia, lichen scleroso, dermatosi vulvari, atrofia genitourinaria della menopausa.
  • Infezioni ricorrenti: candidosi recidivanti, cistiti ripetute, con settimane o mesi di bruciore e contrazione difensiva.
  • Endometriosi e dolore pelvico profondo: la componente miofasciale spesso persiste dopo il trattamento chirurgico della malattia.
  • Esiti del parto e della chirurgia: cicatrici di episiotomia o lacerazione, aderenze, esiti di chirurgia pelvica, radioterapia.
  • Disfunzioni intestinali: stipsi cronica, ponzamento abituale, ragadi, che allenano il pavimento pelvico a contrarsi quando dovrebbe cedere.
  • Fattori psico‑emotivi: ansia, ipervigilanza, stress prolungato, esperienze sessuali dolorose o traumatiche. La muscolatura pelvica è tra le prime a rispondere all’attivazione del sistema nervoso autonomo.
  • Sovraccarico posturale e sportivo: gestione scorretta della pressione addominale, lavoro intensivo sul core, sollevamento pesi senza controllo del respiro, cicloturismo e sella inadeguata.
  • Iperattività volontaria mal indirizzata: esercizi di Kegel eseguiti per anni in assenza di indicazione, spesso appresi da fonti generiche.
UN PUNTO CHE CAMBIA L’APPROCCIO TERAPEUTICO

Nella maggior parte dei quadri dolorosi vulvari l’ipertono è più spesso conseguenza del dolore che sua causa iniziale. Questo non lo rende meno rilevante: una volta instaurato diventa il principale fattore di mantenimento del sintomo, ed è il bersaglio su cui la riabilitazione ottiene i risultati migliori. Ma spiega perché trattare solo il muscolo, senza affrontare la condizione che ha innescato la difesa, porta spesso a recidive.

I sintomi: perché sembrano scollegati tra loro

L’ipertono è sottodiagnosticato soprattutto perché si presenta con sintomi che appartengono ad ambiti specialistici diversi. La stessa paziente può aver consultato un ginecologo per il dolore ai rapporti, un urologo per l’urgenza minzionale e un gastroenterologo per la stipsi, ricevendo tre diagnosi separate quando il denominatore comune era uno solo.

AmbitoSintomi riferiti
SessualeDolore alla penetrazione (superficiale o profondo), dispareunia, bruciore che persiste ore dopo il rapporto, orgasmo doloroso, dolore all’inserimento di tampone, speculum, anello vaginale; ridotta lubrificazione; calo del desiderio secondario all’attesa del dolore.
UrinarioUrgenza e aumentata frequenza minzionale, esitazione, flusso lento o intermittente, senso di svuotamento incompleto, bruciore in assenza di infezione documentata, cistiti post‑coitali ricorrenti.
IntestinaleDefecazione difficoltosa o dolorosa, stipsi da ostruita defecazione, sensazione di evacuazione incompleta, ragadi ed emorroidi recidivanti.
DoloreDolore perineale, coccigodinia, dolore che peggiora stando sedute o dopo una giornata di lavoro sedentario, dolore gluteo o all’anca, lombalgia, pubalgia, sensazione di corpo estraneo vaginale o rettale.
AndamentoPeggioramento nella fase premestruale e mestruale, riacutizzazioni in periodi di stress, dolore che si estende progressivamente ad aree adiacenti

Un elemento che ricorre nell’anamnesi è la sproporzione tra sintomo ed esami: la paziente descrive un dolore importante e persistente, ma urinocolture, tamponi, ecografie e visite risultano ripetutamente negativi. Quella discordanza non è un dato accessorio ma un elemento orientativo.

Le condizioni in cui l’ipertono è quasi sempre coinvolto

  • Vestibolodinia provocata e vulvodinia — la componente muscolare è presente nella grande maggioranza dei casi e rappresenta uno dei principali bersagli terapeutici.
  • Vaginismo — la contrazione riflessa che impedisce o rende doloroso l’accesso vaginale ne è l’espressione più evidente.
  • Endometriosi — il dolore miofasciale può persistere dopo la chirurgia e viene spesso interpretato come recidiva di malattia.
  • Sindrome della vescica dolorosa e cistite interstiziale — associazione frequente, anche se, come vedremo, è il quadro in cui la riabilitazione mostra i risultati più modesti.
  • Nevralgia del pudendo — rapporto bidirezionale: l’ipertono può contribuire all’irritazione del nervo e il dolore neuropatico alimenta la contrazione.
  • Dissinergia del pavimento pelvico e stipsi da ostruita defecazione — la contrazione paradossa del muscolo puborettale durante il ponzamento.
  • Fase post‑partum e post‑chirurgica — quando la cicatrice è dolorosa, il pavimento pelvico si difende.

Come si arriva alla diagnosi

Non esiste un esame che da solo faccia diagnosi di ipertono. Il percorso si costruisce su una valutazione clinica strutturata, integrata da strumenti che servono soprattutto a documentare e monitorare.

Step 1
Anamnesi mirata

Mappa del dolore (dove, quando, che cosa lo scatena e che cosa lo allevia), caratteristiche della minzione e della defecazione, storia sessuale e ostetrica, cronologia degli eventi che hanno preceduto la comparsa dei sintomi, terapie già tentate e loro esito. La ricostruzione temporale è spesso l’elemento che orienta la diagnosi più di qualunque esame.

Step 1
Step 2
Esame obiettivo e valutazione funzionale
  • Ispezione vulvare e perineale, ricerca di dermatosi, atrofia, esiti cicatriziali.
  • Valutazione della capacità di contrarre e, soprattutto, di rilassare volontariamente la muscolatura dopo la contrazione.
  • Palpazione dei muscoli elevatore dell’ano, otturatore interno e piriforme, con ricerca di punti trigger e riproduzione del sintomo riferito.
  • Valutazione della muscolatura addominale, dell’anca e del diaframma: l’ipertono pelvico raramente è isolato.
  • Swab test per la componente vestibolare quando il quadro lo richiede.
Step 2
Step 3
Esclusione delle cause organiche

Dermatosi vulvari (in primo luogo il lichen scleroso), infezioni, endometriosi, patologia vescicale, cause neurologiche. L’ipertono si diagnostica anche escludendo, e soprattutto va cercato insieme a queste condizioni, non al posto loro: nella pratica clinica coesiste con esse molto più spesso di quanto le sostituisca.

Step 3
Step 4
Strumenti: a cosa servono davvero

Elettromiografia di superficie, manometria, dinamometria ed ecografia perineale possono documentare l’attività a riposo, la capacità di rilassamento e i tempi di recupero dopo la contrazione. Sono utili per oggettivare i progressi e per il biofeedback. Non sono, allo stato attuale, strumenti diagnostici autonomi.

Step 4
IL LIMITE METODOLOGICO, DETTO PER INTERO

(Worman, 2023) ha esaminato l’intera letteratura sulla misurazione del tono del pavimento pelvico. Nel 94% degli studi i metodi utilizzati erano non validati o applicati in modo che non ne consentiva un’interpretazione convincente. Dei 15 strumenti di misura che fornivano evidenze solide, 10 hanno mostrato un tono maggiore nei pazienti rispetto ai controlli — tutti in condizioni dolorose — e 5 nessuna differenza.
La conclusione degli autori è che, nonostante l’ampiezza della letteratura, poche ricerche dimostrano in modo chiaro e convincente l’aumento del tono nelle condizioni pelviche e che l’interpretazione è ostacolata da problemi di disegno di studio e di misura.
Che cosa significa in pratica: diffidare di chi propone un numero come diagnosi. La valutazione clinica esperta, ripetuta nel tempo, resta il riferimento; gli strumenti accompagnano il percorso, non lo sostituiscono.

La riabilitazione: che cosa comprende davvero

La riabilitazione del pavimento pelvico nell’ipertono non è “ginnastica pelvica” e non ha nulla in comune con i protocolli di rinforzo usati nell’incontinenza. È un percorso multimodale in cui il muscolo viene guidato nella direzione opposta: allungare, decontrarre, riacquisire il controllo.

Le componenti del percorso

Educazione e neuroscienze del dolore

Spiegare il meccanismo dolore–tensione–dolore riduce l’ipervigilanza e la componente anticipatoria. Non è un preambolo: è parte attiva del trattamento

Consapevolezza e down‑training

 Respirazione diaframmatica, percezione del perineo, apprendimento della decontrazione volontaria. Molte pazienti scoprono in questa fase di non aver mai rilassato attivamente quell’area.

Terapia manuale

Rilascio miofasciale interno ed esterno, trattamento dei punti trigger, mobilizzazione dell’anca e dell’otturatore interno, lavoro sui tessuti cicatriziali. È la componente che più spesso produce il primo cambiamento percepibile.

Biofeedback in modalità rilassamento

Lo stesso strumento usato nell’incontinenza, impiegato per l’obiettivo opposto: mostrare alla paziente l’attività residua a riposo e insegnarle ad abbassarla.

Stretching e posture di allungamento

Posizioni che allungano la catena posteriore e la muscolatura dell’anca, integrate nella routine quotidiana.

Dilatatori o inserti graduali

Non per “allargare”, ma per desensibilizzare progressivamente e ricostruire la fiducia nell’accesso vaginale. Vanno usati con progressione guidata: l’autogestione senza indicazione produce spesso peggioramento.

TENS ed elettroterapia antalgica

Quando la componente di dolore è predominante.

Riequilibrio globale

Anca, diaframma, postura, gestione della pressione addominale nello sforzo e nell’attività sportiva.

Igiene intestinale e vescicale.

Correzione del ponzamento, postura evacuativa, gestione del timing minzionale, apporto idrico e di fibre.

Supporto psicologico o sessuologico

Quando la componente emotiva, relazionale o traumatica è rilevante. Va proposto come parte del percorso, non come alternativa quando “non si trova nulla”.

PERCHÉ I KEGEL POSSONO PEGGIORARE I SINTOMI

Gli esercizi di Kegel sono progettati per rinforzare un muscolo debole. Nell’ipertono il muscolo non è debole: è accorciato, contratto e affaticato. Aggiungere contrazioni a un muscolo che non riesce già a rilassarsi aumenta l’attività a riposo, peggiora l’ischemia relativa e intensifica il dolore.

È uno degli errori più comuni dell’autotrattamento, perché la ricerca online su “esercizi pavimento pelvico” restituisce quasi sempre protocolli di rinforzo. Prima di iniziare qualunque esercizio serve sapere in quale direzione lavorare, e questo richiede una valutazione.

Che cosa dicono le evidenze scientifiche

Lo studio randomizzato di riferimento

Morin e collaboratori (Morin, 2021) hanno condotto uno studio multicentrico randomizzato su 212 donne con vestibolodinia provocata, reclutate in quattro ospedali universitari canadesi. Le partecipanti sono state assegnate a dieci settimane di fisioterapia multimodale settimanale (educazione, esercizi con biofeedback, terapia manuale e dilatazione) oppure a lidocaina topica al 5% in applicazione notturna, uno dei trattamenti di prima linea più prescritti.

  • La fisioterapia è risultata più efficace nella riduzione dell’intensità del dolore durante il rapporto, con una differenza media tra gruppi di 1,8 punti (IC 95% 1,2–2,3; p<0,001).
  • Il risultato si è mantenuto a sei mesi dalla fine del trattamento (differenza media 1,8; IC 95% 1,2–2,5).
  • Alla domanda sull’impressione globale di cambiamento, il 79% delle donne del gruppo fisioterapia ha riferito di stare “molto” o “moltissimo” meglio, contro il 39% del gruppo lidocaina (p<0,001).
  • La superiorità si è confermata su tutti gli esiti secondari: qualità del dolore, funzione sessuale, distress sessuale e soddisfazione.

Gli autori concludono che i dati forniscono una base solida per raccomandare la fisioterapia come trattamento di prima scelta nella vestibolodinia provocata.

La conferma meta‑analitica

Una revisione sistematica con meta‑analisi pubblicata sull’American Journal of Obstetrics and Gynecology nel 2025 (Starzec-Proserpio, 2025) ha confrontato le terapie conservative non farmacologiche nel dolore pelvico cronico femminile. La fisioterapia multimodale è risultata l’unico intervento efficace sull’intensità del dolore, con una differenza media standardizzata di −1,69 (IC 95% −2,54; −0,85) nel breve termine, con certezza dell’evidenza alta, e di −1,82 (IC 95% −3,13; −0,52) nel medio termine, tra 12 e 36 settimane, con certezza moderata. Non sono stati registrati eventi avversi. Gli interventi prevalentemente psicologici, valutati separatamente, non hanno raggiunto lo stesso livello di efficacia sull’intensità del dolore.

Dove l’evidenza è più debole

La prima revisione sistematica dedicata specificamente alla fisioterapia nell’ipertono (van Reijn-Baggen, 2022) ha incluso dieci studi, di cui quattro randomizzati. Tre dei quattro RCT hanno mostrato effetti positivi rispetto ai controlli su cinque dei sei esiti considerati. I benefici sono risultati più evidenti nella sindrome del dolore pelvico cronico, nella vulvodinia e nella dispareunia; i più modesti nella cistite interstiziale e nella sindrome della vescica dolorosa. Gli autori segnalano che la maggior parte degli studi presentava un rischio di bias elevato, campioni ridotti e interventi non standardizzati.

Il quadro complessivo è quindi questo: l’indicazione della riabilitazione come prima linea è solida sui quadri dolorosi vulvari e sulla dispareunia, ed è meno solida sui quadri prevalentemente vescicali. Dirlo non indebolisce la raccomandazione, la rende utilizzabile.

trattamenti

I trattamenti che si affiancano alla riabilitazione

Nessuno dei trattamenti che seguono sostituisce il percorso riabilitativo. Alcuni lo rendono possibile quando il dolore è tale da impedire qualunque lavoro manuale; altri agiscono sulla condizione che ha innescato la difesa muscolare.

Terapia del dolore

Anestetici topici, neuromodulatori del dolore neuropatico (amitriptilina, gabapentinoidi), terapie della condizione di base. Hanno un ruolo sintomatico e possono abbassare la soglia del dolore quanto basta per rendere praticabile la riabilitazione, ma non agiscono sul meccanismo muscolare.

Diazepam vaginale

sono meno incoraggianti. Crisp e collaboratori (Crisp, 2013), in un trial randomizzato in triplo cieco contro placebo su 21 donne con ipertono, non hanno rilevato alcun miglioramento dei parametri elettromiografici a riposo né degli esiti soggettivi dopo quattro settimane di somministrazione serale di 10 mg. Holland e collaboratori (Holland, 2019), su 49 donne randomizzate, non hanno rilevato differenze sulla scala analogica visiva del dolore a quattro settimane (50 vs 39 mm; p=0,36) né sui questionari.

La lettura ragionevole è che il diazepam vaginale possa avere un ruolo come adiuvante in casi selezionati, in particolare per facilitare l’accesso alla terapia manuale nelle fasi iniziali, ma non come terapia unica e non con l’aspettativa di risolvere il quadro.

Tossina botulinica di tipo A

È il trattamento su cui negli ultimi anni si sono concentrate le aspettative maggiori ed è, allo stesso tempo, quello su cui la letteratura appare più divisa. Vale la pena entrare nel dettaglio, perché il quadro complessivo è molto più informativo di un giudizio del tipo “funziona” o “non funziona”.

La revisione sistematica più ampia sull’argomento (Parenti, Degliuomini, Buzzaccarini et al., 2023) ha analizzato 22 studi originali per un totale di 1.134 donne, di cui 876 trattate con tossina botulinica e sette studi randomizzati controllati. L’analisi documenta esiti positivi su vaginismo, dispareunia vulvare e vaginale e dolore pelvico cronico, con un profilo di sicurezza favorevole: nessun effetto collaterale irreversibile. Gli eventi avversi principali, sull’intera casistica, sono stati incontinenza urinaria transitoria (15 donne), stipsi (15 casi) e incontinenza fecale (8 pazienti), tutti risolti spontaneamente in un intervallo compreso tra pochi giorni e venti settimane; alcuni di essi sono stati osservati anche nei gruppi placebo.

La conclusione centrale di quella revisione è però metodologica, e va riportata per intero: non è stato possibile condurre alcuna metanalisi per la mancanza di congruenza fra gli studi nella definizione delle patologie e nei metodi di somministrazione. I dosaggi totali variavano da 12 a 500 unità, le diluizioni da 5 a 333 unità per millilitro, e cambiavano da studio a studio i muscoli bersaglio, la tecnica di guida (elettromiografica o palpatoria), l’anestesia e la tempistica delle sedute. Manca, in altre parole, un protocollo standardizzato: è la ragione principale per cui i risultati sono difficili da confrontare tra loro, ed è il punto su cui la ricerca dovrebbe concentrarsi (Etrusco, Buzzaccarini et al., 2023).

Dove l’evidenza è più forte e dove lo è meno

Vaginismo

È l’indicazione con i risultati più costanti: ripresa di rapporti soddisfacenti, riduzione della resistenza muscolare vaginale e dell’iperattività documentata all’elettromiografia. Va però segnalato che uno studio randomizzato (Yaraghi, 2019) ha confrontato la tossina con un percorso di stimolazione elettrica funzionale e terapia cognitivo‑comportamentale, concludendo a favore della fisioterapia come trattamento di prima linea.

Dolore pelvico cronico con spasmo documentato

l’RCT di Abbott (Abbott, 2006)) ha mostrato una riduzione della pressione del pavimento pelvico superiore al placebo; un altro studio (Albaladejo‑Belmonte, 2021) ha documentato una normalizzazione del quadro elettromiografico verso quello di donne sane. Dessie (Dessie, 2019) non ha invece rilevato una differenza significativa sul dolore alla palpazione, pur con più pazienti che riferivano miglioramento nel gruppo trattato.

Vestibolodinia provocata

È l’indicazione più debole: i tre studi randomizzati contro placebo (Petersen, 2009; Diomande, 2019; Haraldson, 2020) non hanno mostrato un miglioramento significativo degli esiti primari. In Haraldson gli esiti secondari suggerivano comunque effetti positivi, con riduzione dell’ipertono alla manometria vaginale e aumento dell’attività sessuale.

Dolore pelvico cronico refrattario alla fisioterapia

L’RCT multicentrico olandese più recente su 94 donne (Spruijt, 2025) ha riportato una riduzione del dolore pari o superiore al 33% nel 33% delle trattate contro il 20% del placebo (OR 1,88; IC 95% 0,72–4,90; p=0,19), differenza non significativa, e un miglioramento globale riferito nel 17% di entrambi i gruppi. L’attività a riposo del pavimento pelvico si è però ridotta in modo significativo rispetto al placebo (p=0,001)

La lettura d'insieme

Messi in fila, questi dati disegnano un quadro coerente. La tossina botulinica riduce in modo misurabile e riproducibile il tono muscolare: lo confermano l’elettromiografia di superficie, la manometria vaginale e lo stesso studio randomizzato del 2025 che, pur negativo sull’esito primario, documenta una riduzione significativa dell’attività a riposo.

Ciò che varia è la traduzione di questo effetto in beneficio clinico e varia in modo prevedibile: è maggiore dove la contrazione muscolare è il problema — vaginismo, spasmo documentato dell’elevatore dell’ano, dolore miofasciale con punti trigger — ed è minore dove il dolore ha una componente prevalentemente vestibolare e neurogena, come nella vestibolodinia provocata. È un risultato che ha senso biologico: la tossina agisce sul muscolo e rende al meglio là dove il muscolo è il bersaglio giusto.

La domanda utile, quindi, non è se la tossina funzioni, ma in quale paziente. La selezione conta più del dosaggio.

Su questo si fondano tre indicazioni pratiche. La tossina non è un trattamento di prima linea e non sostituisce la riabilitazione. È un’opzione da valutare nei quadri refrattari con componente muscolare documentata, dove può aprire la finestra terapeutica che rende praticabile un percorso riabilitativo altrimenti impossibile — il caso tipico è il vaginismo severo che impedisce qualunque accesso. E richiede un’informazione chiara alla paziente: l’effetto è temporaneo, le infiltrazioni vanno eventualmente ripetute, e il risultato dipende dal fatto che la muscolatura sia davvero il bersaglio corretto.

Infiltrazioni dei punti trigger

Infiltrazioni con anestetico locale dei punti dolorosi identificati alla palpazione. L’evidenza è limitata a serie di casi e studi non controllati; possono avere un ruolo nell’abbassare temporaneamente il dolore quanto basta per rendere praticabile il lavoro manuale.

Trattamento della condizione di base

Endometriosi, lichen scleroso, atrofia genitourinaria, dermatosi vulvari, patologia vescicale. È il presupposto perché il risultato riabilitativo si mantenga: se la fonte del dolore resta attiva, la difesa muscolare si riforma.

Le opzioni a confronto

ApproccioRuoloLivello di evidenzaLimiti
Riabilitazione multimodalePrima lineaRCT multicentrico e meta‑analisi; certezza alta nel breve termineRichiede aderenza e lavoro domiciliare; 8–16 settimane; operatore dedicato
Biofeedback in down‑trainingComponente del percorsoValutato dentro i protocolli multimodaliPoco studiato come intervento isolato
Dilatatori gradualiComponente del percorsoIncluso nei protocolli efficaciPeggiorativo se autogestito senza progressione guidata
Diazepam vaginaleAdiuvante in casi selezionatiTre RCT senza superiorità sul placeboOff‑label; sonnolenza; nessun effetto documentato sull’EMG a riposo
Tossina botulinica AOpzione selettiva nei quadri refrattari con componente muscolare documentataRevisione sistematica su 22 studi e 1.134 donne con esiti positivi ma senza protocollo standardizzato; RCT 2025 negativo sull’esito primario nel dolore pelvico cronicoEffetto temporaneo; effetti transitori possibili su continenza e alvo; selezione della paziente decisiva. Solo personale esperto.
Anestetici e neuromodulatoriSintomatico / abilitanteEterogeneaNon agiscono sulla componente muscolare
Terapia della condizione di baseEziologicoDipende dalla condizioneDa solo non scioglie un ipertono ormai consolidato

Tempi e aspettative realistiche

Un ipertono si costruisce in mesi o anni. Non si scioglie in due sedute, e qualunque proposta che lo prometta va guardata con diffidenza. I percorsi tipici si sviluppano su otto‑sedici settimane di trattamento, con una frequenza che si dirada progressivamente e richiedono un lavoro domiciliare quotidiano: è la parte che determina la differenza tra un miglioramento temporaneo e un risultato stabile.

È utile aspettarsi un andamento non lineare. Le riacutizzazioni nelle fasi di stress, nel periodo perimestruale o dopo un’infezione sono frequenti e non significano che il percorso non stia funzionando: significano che la strategia di difesa è ancora disponibile. Il criterio di successo non è l’assenza assoluta di sintomo, ma la capacità di riconoscere una riacutizzazione e di gestirla con gli strumenti appresi.

E soprattutto: l’obiettivo non è un pavimento pelvico forte. È un pavimento pelvico che risponde — che si contrae quando serve e che, soprattutto, sa lasciar andare.

Quando è il caso di richiedere una valutazione

  • Dolore alla penetrazione presente da più di tre mesi, o che è comparso dopo un parto, un intervento o un periodo di infezioni ricorrenti.
  • Bruciore o urgenza urinaria ricorrenti con esami colturali ripetutamente negativi.
  • Cistiti che compaiono sistematicamente nelle 24–72 ore successive ai rapporti.
  • Impossibilità o forte difficoltà a inserire un tampone, l’anello o a sostenere una visita ginecologica.
  • Stipsi con sensazione di ostruzione e necessità di ponzamento intenso, in assenza di patologia intestinale.
  • Dolore pelvico persistente dopo il trattamento di un’endometriosi, di un lichen o di un’altra condizione che era stata correttamente identificata.
  • Dolore che peggiora stando sedute e che migliora sdraiandosi.

La valutazione del pavimento pelvico va richiesta come parte della visita, non come ultimo tentativo dopo che tutto il resto è stato escluso. Anticiparla riduce in modo sostanziale i tempi di risoluzione.

Un percorso che richiede più di una competenza

L’ipertono del pavimento pelvico si colloca esattamente nel punto in cui ginecologia, riabilitazione, terapia del dolore e ambito psicosessuologico si sovrappongono. È la ragione per cui viene riconosciuto tardi, e anche la ragione per cui, una volta riconosciuto, risponde bene: gli strumenti esistono, funzionano e sono sostenuti da evidenze di buona qualità.

Il compito del ginecologo, in questo quadro, è duplice: identificare la componente muscolare durante la valutazione, invece di attribuire il sintomo per esclusione, e coordinare le figure necessarie perché il percorso non si frammenti in consulti separati che ripartono ogni volta da zero.

In termini concreti significa che la valutazione del pavimento pelvico va eseguita durante la visita ginecologica, non rimandata: la palpazione della muscolatura, la verifica della capacità di rilassamento e la ricerca dei punti dolorosi richiedono pochi minuti e cambiano l’inquadramento del caso. Quando il percorso riabilitativo è indicato, il passaggio a fisioterapisti e ostetriche dedicati al pavimento pelvico avviene su una diagnosi già posta, e non come invio esplorativo.

Sul versante interventistico, la tossina botulinica in ambito vulvo‑vaginale è oggetto di due revisioni della letteratura pubblicate dall’autore di questo approfondimento nell’European Journal of Obstetrics & Gynecology and Reproductive Biology 2023 e in Menopause Review 2023. L’orientamento che ne deriva è quello descritto sopra: indicazione selettiva, componente muscolare documentata, aspettative chiare.

Domande frequenti

Le domande più comuni

Sì, nella maggior parte dei casi migliora in modo significativo con un percorso riabilitativo condotto correttamente. Nello studio randomizzato di riferimento sulla vestibolodinia provocata, il 79% delle donne trattate con fisioterapia multimodale ha riferito un miglioramento marcato, mantenuto a sei mesi dalla fine del trattamento. I tempi sono nell’ordine di due‑quattro mesi e il risultato dipende in buona parte dalla costanza del lavoro domiciliare. Le riacutizzazioni in fasi di stress sono possibili e gestibili.

No, e possono peggiorare i sintomi. I Kegel rinforzano un muscolo debole: nell’ipertono il muscolo non è debole ma accorciato e contratto. Aggiungere contrazioni aumenta l’attività a riposo e intensifica il dolore. Il lavoro utile è opposto: respirazione diaframmatica, allungamento, decontrazione consapevole, terapia manuale. È l’errore più comune di chi cerca esercizi online prima di una valutazione.

Dai sintomi la direzione è spesso riconoscibile: l’ipotono si manifesta soprattutto con perdite di urina, senso di peso e prolasso; l’ipertono con dolore, urgenza, difficoltà di svuotamento e dispareunia. La conferma richiede una valutazione clinica con palpazione, che verifica non tanto la forza quanto la capacità di rilassare la muscolatura dopo la contrazione. I due quadri possono coesistere, ed è uno dei motivi per cui l’autodiagnosi è poco affidabile.

I protocolli studiati prevedono in genere dieci sedute settimanali, che nella pratica clinica diventano spesso otto‑sedici sedute con frequenza decrescente. La variabile più importante non è il numero di sedute ma la continuità del lavoro a domicilio tra un incontro e l’altro. I primi cambiamenti percepibili arrivano di solito dopo tre‑quattro settimane.

Può causare sintomi che assomigliano a una cistite — bruciore, urgenza, frequenza, svuotamento incompleto — in assenza di batteri nelle urine. È uno dei quadri più frequentemente misdiagnosticati: la paziente riceve cicli antibiotici ripetuti senza beneficio duraturo. Quando le urinocolture sono ripetutamente negative e i sintomi persistono, la valutazione del pavimento pelvico è indicata. Le cistiti post‑coitali che compaiono 24–72 ore dopo il rapporto sono un altro segnale tipico.

Riduce il tono muscolare in modo misurabile, documentato da elettromiografia e manometria vaginale. Il beneficio clinico dipende però dall’indicazione: la revisione sistematica più ampia disponibile (22 studi, 1.134 donne) riporta esiti positivi su vaginismo, dispareunia e dolore pelvico cronico, mentre i tre studi randomizzati sulla vestibolodinia provocata non hanno mostrato un vantaggio sugli esiti primari rispetto al placebo. Funziona meglio dove la contrazione muscolare è davvero il problema. È un’opzione selettiva per quadri refrattari, non un trattamento di prima linea: la riabilitazione resta il primo passo.

Nella revisione sistematica più ampia disponibile, su 1.134 donne valutate non sono stati registrati effetti collaterali irreversibili. Gli eventi avversi principali sono stati incontinenza urinaria transitoria (15 donne), stipsi (15 casi) e incontinenza fecale (8 pazienti), tutti risolti spontaneamente in un periodo compreso tra pochi giorni e venti settimane; alcuni sono stati osservati anche nei gruppi placebo. L’effetto è comunque temporaneo e le infiltrazioni vanno ripetute se il beneficio viene confermato.

Gli studi osservazionali sono favorevoli, ma i tre studi randomizzati contro placebo disponibili non hanno dimostrato un vantaggio significativo, né sui parametri elettromiografici a riposo né sul dolore riferito. È una prescrizione off‑label che può avere un ruolo come adiuvante in fasi iniziali particolarmente dolorose, per rendere praticabile la terapia manuale, ma non come trattamento autonomo.

L’attività fisica va mantenuta, ma alcune scelte peggiorano il quadro: lavoro intensivo sul core in apnea, sollevamento di carichi elevati senza controllo del respiro, addominali classici, corsa su superfici dure nelle fasi acute e ciclismo con sella inadeguata. Sono generalmente favorevoli il cammino, il nuoto, lo stretching e le pratiche che integrano respirazione e allungamento. L’indicazione va comunque personalizzata sulla base della valutazione.

No. La vulvodinia è un dolore vulvare cronico in assenza di una causa organica identificabile; l’ipertono è una condizione muscolare. Sono strettamente collegati: la componente di ipertono è presente nella grande maggioranza delle donne con vulvodinia e vestibolodinia, e trattarla è una delle leve terapeutiche più efficaci. Ma si può avere ipertono senza vulvodinia, per esempio in quadri prevalentemente urinari o intestinali.

Non riduce la fertilità in sé: non altera ovulazione, ormoni o funzione tubarica. Può però rendere i rapporti dolorosi o, nei casi di vaginismo, impedirli, e questo incide sulla ricerca di una gravidanza. È un aspetto che merita di essere affrontato esplicitamente, perché raramente viene riferito spontaneamente in ambulatorio.

Fonti
  • Abbott JA, Jarvis SK, Lyons SD, Thomson A, Vancaille TG. Botulinum toxin type A for chronic pain and pelvic floor spasm in women: a randomized controlled trial. Obstet Gynecol. 2006 Oct;108(4):915-23. doi: 10.1097/01.AOG.0000237100.29870.cc. PMID: 17012454.
  • Albaladejo-Belmonte M, Nohales-Alfonso FJ, Tarazona-Motes M, De-Arriba M, Alberola-Rubio J, Garcia-Casado J. Effect of BoNT/A in the Surface Electromyographic Characteristics of the Pelvic Floor Muscles for the Treatment of Chronic Pelvic Pain. Sensors (Basel). 2021 Jul 7;21(14):4668. doi: 10.3390/s21144668. PMID: 34300408; PMCID: PMC8309649.
  • Crisp CC, Vaccaro CM, Estanol MV, Oakley SH, Kleeman SD, Fellner AN, Pauls RN. Intra-vaginal diazepam for high-tone pelvic floor dysfunction: a randomized placebo-controlled trial. Int Urogynecol J. 2013 Nov;24(11):1915-23. doi: 10.1007/s00192-013-2108-9. Epub 2013 May 17. PMID: 23681047.
  • Dessie SG, Von Bargen E, Hacker MR, Haviland MJ, Elkadry E. A randomized, double-blind, placebo-controlled trial of onabotulinumtoxin A trigger point injections for myofascial pelvic pain. Am J Obstet Gynecol. 2019 Nov;221(5):517.e1-517.e9. doi: 10.1016/j.ajog.2019.06.044. Epub 2019 Jun 27. PMID: 31254522; PMCID: PMC9539654.
  • Diomande I, Gabriel N, Kashiwagi M, Ghisu GP, Welter J, Fink D, Fehr MK, Betschart C. Subcutaneous botulinum toxin type A injections for provoked vestibulodynia: a randomized placebo-controlled trial and exploratory subanalysis. Arch Gynecol Obstet. 2019 Apr;299(4):993-1000. doi: 10.1007/s00404-019-05043-w. Epub 2019 Feb 1. PMID: 30707361.
  • Haraldson P, Mühlrad H, Heddini U, Nilsson K, Bohm-Starke N. Botulinum Toxin A as a Treatment for Provoked Vestibulodynia: A Randomized Controlled Trial. Obstet Gynecol. 2020 Sep;136(3):524-532. doi: 10.1097/AOG.0000000000004008. PMID: 32769643.
  • Holland MA, Joyce JS, Brennaman LM, Drobnis EZ, Starr JA, Foster RT Sr. Intravaginal Diazepam for the Treatment of Pelvic Floor Hypertonic Disorder: A Double-Blind, Randomized, Placebo-Controlled Trial. Female Pelvic Med Reconstr Surg. 2019 Jan/Feb;25(1):76-81. doi: 10.1097/SPV.0000000000000514. PMID: 29280763.
  • Parenti M, Degliuomini RS, Cosmi E, Vitagliano A, Fasola E, Origoni M, Salvatore S, Buzzaccarini G. Botulinum toxin injection in vulva and vagina. Evidence from a literature systematic review. Eur J Obstet Gynecol Reprod Biol. 2023 Dec;291:178-189. doi: 10.1016/j.ejogrb.2023.10.028. Epub 2023 Oct 27. PMID: 38353087.
  • Petersen CD, Giraldi A, Lundvall L, Kristensen E. Botulinum toxin type A-a novel treatment for provoked vestibulodynia? Results from a randomized, placebo controlled, double blinded study. J Sex Med. 2009 Sep;6(9):2523-37. doi: 10.1111/j.1743-6109.2009.01378.x. Epub 2009 Jul 10. PMID: 19619148.
  • Etrusco A, Geru M, Laganà AS, Chiantera V, Giannini A, Buzzaccarini G. Use of botulinum toxin in aesthetic medicine and gynaecology: current approaches, controversies, and future directions. Prz Menopauzalny. 2023 Sep;22(3):155-160. doi: 10.5114/pm.2023.131457. Epub 2023 Sep 25. PMID: 37829261; PMCID: PMC10566329.
  • Frawley H, Shelly B, Morin M, Bernard S, Bø K, Digesu GA, Dickinson T, Goonewardene S, McClurg D, Rahnama’i MS, Schizas A, Slieker-Ten Hove M, Takahashi S, Voelkl Guevara J. An International Continence Society (ICS) report on the terminology for pelvic floor muscle assessment. Neurourol Urodyn. 2021 Jun;40(5):1217-1260. doi: 10.1002/nau.24658. Epub 2021 Apr 12. PMID: 33844342.
  • Morin M, Dumoulin C, Bergeron S, Mayrand MH, Khalifé S, Waddell G, Dubois MF; PVD Study Group. Multimodal physical therapy versus topical lidocaine for provoked vestibulodynia: a multicenter, randomized trial. Am J Obstet Gynecol. 2021 Feb;224(2):189.e1-189.e12. doi: 10.1016/j.ajog.2020.08.038. Epub 2020 Aug 18. PMID: 32818475.
  • Padoa A, McLean L, Morin M, Vandyken C. “The Overactive Pelvic Floor (OPF) and Sexual Dysfunction” Part 1: Pathophysiology of OPF and Its Impact on the Sexual Response. Sex Med Rev. 2021 Jan;9(1):64-75. doi: 10.1016/j.sxmr.2020.02.002. Epub 2020 Mar 29. PMID: 32238325.
  • Spruijt MA, Klerkx WM, Notten K, van Eijndhoven H, Speksnijder L, Kerkhof MH, Kluivers KB. The Efficacy of Botulinum Toxin A Injection in Pelvic Floor Muscles in Chronic Pelvic Pain Patients: A Double-Blinded Randomised Controlled Trial. BJOG. 2025 Feb;132(3):297-305. doi: 10.1111/1471-0528.17991. Epub 2024 Nov 13. PMID: 39539076; PMCID: PMC11704059.
  • Starzec-Proserpio M, Frawley H, Bø K, Morin M. Effectiveness of nonpharmacological conservative therapies for chronic pelvic pain in women: a systematic review and meta-analysis. Am J Obstet Gynecol. 2025 Jan;232(1):42-71. doi: 10.1016/j.ajog.2024.08.006. Epub 2024 Aug 13. PMID: 39142363.
  • van Reijn-Baggen DA, Han-Geurts IJM, Voorham-van der Zalm PJ, Pelger RCM, Hagenaars-van Miert CHAC, Laan ETM. Pelvic Floor Physical Therapy for Pelvic Floor Hypertonicity: A Systematic Review of Treatment Efficacy. Sex Med Rev. 2022 Apr;10(2):209-230. doi: 10.1016/j.sxmr.2021.03.002. Epub 2021 Jun 12. PMID: 34127429.
  • Worman RS, Stafford RE, Cowley D, Prudencio CB, Hodges PW. Evidence for increased tone or overactivity of pelvic floor muscles in pelvic health conditions: a systematic review. Am J Obstet Gynecol. 2023 Jun;228(6):657-674.e91. doi: 10.1016/j.ajog.2022.10.027. Epub 2022 Oct 28. PMID: 37272325.
  • Yaraghi M, Ghazizadeh S, Mohammadi F, Ashtiani EM, Bakhtiyari M, Mareshi SM, Sarfjoo FS, Eftekhar T. Comparing the effectiveness of functional electrical stimulation via sexual cognitive/behavioral therapy of pelvic floor muscles versus local injection of botulinum toxin on the sexual functioning of patients with primary vaginismus: a randomized clinical trial. Int Urogynecol J. 2019 Nov;30(11):1821-1828. doi: 10.1007/s00192-018-3836-7. Epub 2018 Dec 1. PMID: 30506183.