Poliabortività e PRP endometriale: quando la medicina rigenerativa entra nel percorso dopo aborti ripetuti

Se sei arrivata qui, con ogni probabilità hai già vissuto almeno due perdite. E hai già sentito almeno una volta la frase più difficile da accettare: “gli esami sono tutti nella norma”.

Questo approfondimento nasce proprio da un’esigenza di risposte. Dal punto in cui il percorso diagnostico standard si ferma e la domanda resta aperta: se non c’è una causa, cosa si può ancora fare?

Il PRP endometriale è una delle risposte che la ricerca sta esplorando con più interesse negli ultimi anni. Ma in un sottogruppo ben selezionato di pazienti — quelle in cui il problema è l’endometrio, non l’embrione — rappresenta un’opzione con un razionale biologico solido e dati clinici in crescita.

Qui trovi tutto: quando si parla davvero di poliabortività, quali esami servono prima di pensare a qualunque terapia, come funziona il PRP, cosa dicono gli studi (compreso ciò che non dimostrano ancora) e come capire se sei una candidata.

Che cos'è la poliabortività: la definizione conta più di quanto sembri

La poliabortività — in letteratura recurrent pregnancy loss (RPL) o abortività ricorrente — indica il ripetersi di perdite gestazionali spontanee.

Il punto critico è che la soglia non è univoca, e questo ha conseguenze pratiche molto concrete sul tuo percorso:

Definizione Soglia Chi la adotta
Storica / classica 3 o più aborti consecutivi Impostazione tradizionale, ancora usata in alcuni centri
Contemporanea 2 o più perdite di gravidanza prima della 24 settimana ASRM ed ESHRE, oggi orientamento prevalente

Le società scientifiche internazionali di riferimento — ASRM ed ESHRE — hanno progressivamente abbassato la soglia a due perdite, e le linee guida più recenti concordano nell’iniziare a indagare a partire da due aborti spontanei 

Perché è importante per te: se ti è stato detto “aspettiamo il terzo, poi indaghiamo”, quella è un’impostazione superata. Dopo due perdite hai pieno diritto a un percorso diagnostico strutturato.

Poliabortività primaria o secondaria

  • Poliabortività primaria: nessuna gravidanza è mai arrivata al termine
  • Poliabortività secondaria: le perdite si sono verificate dopo una gravidanza portata a termine


La distinzione non è accademica: orienta il sospetto diagnostico, in particolare verso i fattori uterini acquisiti (aderenze, endometrite cronica post-parto o post-revisione) nelle forme secondarie.

Quanto è frequente

Considerando la soglia di due perdite la poliabortività interessa circa il 5% delle coppie. Se, quindi, rientri in questo gruppo di persone non sei un caso raro e non sei isolata. E’ un argomento di cui si parla ancora poco ma al quale esistono soluzioni.

Perché succede: la mappa completa delle cause

Il percorso diagnostico della poliabortività è, per sua natura, un lavoro di esclusione ordinata. Ecco le aree da indagare, nell’ordine in cui vanno affrontate.

1. Fattori genetici e cromosomici

La causa singola più frequente di aborto precoce sono le anomalie cromosomiche embrionali de novo, la cui incidenza cresce in modo netto con l’età materna. In una quota minore di coppie esiste invece un’anomalia cromosomica strutturale bilanciata in uno dei due partner (tipicamente una traslocazione), che produce embrioni aneuploidi. 

Cosa indagare:

  • Cariotipo di entrambi i partner (non solo della donna)
  • Analisi genetica del materiale abortivo, quando recuperabile — l’ASRM raccomanda l’analisi cromosomica del tessuto abortivo come primo passo nella valutazione, con tecnologia array o NGS


L’analisi del materiale abortivo è probabilmente l’esame più sottoutilizzato e più informativo: se dimostra un’aneuploidia casuale, cambia radicalmente la prognosi e ti evita mesi di indagini inutili.

2. Fattori uterini e anatomici

  • Malformazioni mülleriane (setto uterino in primis)
  • Miomi sottomucosi e polipi endometriali
  • Aderenze intrauterine / sindrome di Asherman


Qui c’è un dato che riguarda molte donne con poliabortività: la poliabortività è essa stessa un fattore di rischio indipendente per lo sviluppo di aderenze intrauterine. Il rischio di aderenze aumenta progressivamente con il numero di perdite in quanto ogni revisione di cavità aggiunge rischio.

Si genera così un circolo vizioso: la revisione danneggia lo strato basale dell’endometrio, l’endometrio danneggiato aumenta il rischio del successivo aborto.

3. Fattori endometriali — l'area su cui interviene il PRP

È l’area più trascurata dai protocolli standard e, non a caso, quella dove la medicina rigenerativa trova il suo spazio.

  • Endometrio sottile (thin endometrium): convenzionalmente uno spessore inferiore a 7 mm nel momento chiave del ciclo (giorno del picco/hCG, o all’avvio del progesterone nei cicli di transfer). Uno spessore sotto i 7 mm è considerato subottimale e si associa a tassi di impianto più bassi.
  • Endometrite cronica: infiammazione persistente e silente dell’endometrio, spesso completamente asintomatica, diagnosticabile con biopsia endometriale e immunoistochimica per CD138. È sovrarappresentata nelle donne con poliabortività e fallimento di impianto.
  • Alterata recettività endometriale: la finestra di impianto può essere spostata o l’assetto immunologico locale sfavorevole, anche a spessore normale.

4. Fattori endocrini e metabolici

Tiroide (TSH, anticorpi anti-TPO), scarsa riserva ovarica, insulino-resistenza, PCOS, diabete non controllato, iperprolattinemia, obesità. Sono cause correggibili: vanno indagate e trattate prima di qualunque terapia avanzata.

5. Fattori trombofilici e autoimmuni

La sindrome da anticorpi antifosfolipidi (APS) è l’unica condizione trombofilica con associazione causale consolidata con la poliabortività, ed è trattabile con eparina a basso peso molecolare e aspirina a basso dosaggio. Viene ricercata con esami del sangue che indagano i valori di lupus anticoagulant, anticardiolipina e anti-β2-glicoproteina I, con conferma a distanza di 12 settimane in caso di positività.

Attenzione invece allo screening trombofilico esteso non mirato: le trombofilie ereditarie hanno un’associazione molto più debole e discussa e testarle a tappeto genera spesso terapie non necessarie.

6. Fattore maschile

La frammentazione del DNA spermatico, lo stress ossidativo, l’età paterna avanzata e alterazioni del cariotipo maschile hanno un ruolo documentato. La coppia con abortività ripetuta dovrebbe sempre intraprendere parallelamente un percorso andrologico, non solo ginecologico.

7. Stile di vita e fattori ambientali

Ci sono alcuni fattori comportamentali di entrambi i partner che hanno un impatto reale ben documentato e sono modificabili: fumo, consumo alcolico, BMI molto alto o molto basso, eccessiva caffeina, esposizioni professionali. Tutti questi sono fattori modificabili.

Il nodo centrale e doloroso: la poliabortività "inspiegata"

Dopo un percorso diagnostico completo e ben condotto, in circa la metà delle coppie non emerge alcuna causa identificabile. Si parla allora di poliabortività idiopatica o inspiegata.

Questa etichetta è fonte di grande frustrazione. “Inspiegata” non significa “senza causa”: significa che la causa esiste ma sfugge agli strumenti diagnostici attualmente disponibili.

Recentemente la ricerca ha messo a fuoco con grande chiarezza un punto focale della poliabortività. Non sempre l’embrione presenta patologie e non è vitale, a volte il terreno dove dovrebbe impiantarsi (cioè l’endometrio) non è pronto o adatto. Ci sono svariate cause le cui principali sono: insufficiente vascolarizzazione, danneggiamento dello strato basale, capacità rigenerativa compromessa. In questi casi anche embrioni sani vengono perduti esattamente come una pianta sana non può attecchire e prosperare in un ambiente ostile. 

Questo razionale di rigenerazione dell’endometrio con lo scopo di renderlo più accogliente ha portato ad approfondire lo studio del PRP nel contesto poliabortività.

Cos'è il PRP e perché può agire sull'endometrioati

Il PRP (Platelet-Rich Plasma, plasma ricco di piastrine) è un concentrato autologo — prodotto cioè dal tuo stesso sangue — in cui le piastrine sono presenti a una concentrazione 3–5 volte superiore rispetto al sangue circolante.

Le piastrine non servono solo alla coagulazione. Nei loro granuli alfa conservano un arsenale di fattori di crescita e citochine che regolano migrazione, differenziazione e proliferazione cellulare:

FattoreAzione sull’endometrio
VEGF (Vascular Endothelial Growth Factor)Stimola l’angiogenesi: nuovi vasi, migliore perfusione
PDGF (Platelet-Derived Growth Factor)Proliferazione delle cellule stromali endometriali
TGF-β (Transforming Growth Factor beta)Rimodellamento della matrice extracellulare, riparazione tissutale
EGF (Epidermal Growth Factor)Proliferazione dell’epitelio ghiandolare
IGF-1 (Insulin-like Growth Factor)Sopravvivenza cellulare, supporto alla decidualizzazione
bFGFRigenerazione tissutale e neoangiogenesi
Interleuchine e chemochine)Modulazione dell’ambiente immunitario locale

Instillare PRP in cavità uterina significa fornire all’endometrio un segnale rigenerativo concentrato e mirato, in grado di agire su tre fronti contemporaneamente — crescita del tessuto, vascolarizzazione e modulazione dell’infiammazione.

Il PRP può inoltre migliorare la tolleranza immunitaria endometriale in fase secretiva, il momento che più direttamente riguarda l’accoglienza dell’embrione.

Le indicazioni endometriali riconosciute

  1. Endometrio sottile refrattario — non responsivo a estrogeni, vasodilatatori, G-CSF, sildenafil
  2. Fallimento di impianto ripetuto (RIF)
  3. Endometrite cronica — in particolare le forme che persistono dopo terapia antibiotica
  4. Sindrome di Asherman / aderenze intrauterine — soprattutto nel post-adesiolisi isteroscopica, per ridurre la recidiva
  5. Poliabortività con sospetto fattore endometriale

Cosa dicono davvero gli studi: le evidenze, senza scorciatoie

Questa è la sezione che distingue un’informazione clinica seria da un messaggio promozionale. Il quadro delle evidenze è promettente ma non ancora conclusivo, e va presentato per quello che è.

Sulla poliabortività in senso stretto

Il primo studio (Nazari 2022) randomizzato controllato dedicato specificamente alla poliabortività correlata alla nascita di neonati vivi ha arruolato pazienti con almeno due perdite precedenti senza causa identificata, sottoposte a FIVET, con instillazione intrauterina di 0,5 mL di PRP autologo 48 ore prima del transfer. Il tasso di gravidanza clinica è risultato più alto nel gruppo PRP (35% contro 20%) e il tasso di nati vivi è stato del 15% nel gruppo PRP contro nessun nato vivo nel gruppo di controllo.

La lettura onesta: entrambe le differenze non hanno raggiunto la significatività statistica, per la numerosità limitata del campione. È il primo segnale che l’infusione intrauterina di PRP nelle pazienti con poliabortività in FIVET possa aumentare le probabilità di nato vivo — un segnale, non una dimostrazione.

Sull'endometrio sottile refrattario

Qui i dati sono più consistenti. Uno studio prospettico (Shin 2024) su pazienti con almeno due FIVET fallite ed endometrio sottile refrattario ad almeno due trattamenti convenzionali ha applicato PRP intrauterino a intervalli di tre giorni fino al raggiungimento dei 7 mm: tasso di nati vivi del 20,9% e tasso di impianto salito al 16,4% contro il 3,1% del ciclo precedente senza PRP, con incremento medio dello spessore endometriale, e nessun effetto avverso riportato.

Sull'endometrite cronica

In uno studio (Chen 2025) su transfer da congelato in pazienti con endometrite cronica, il gruppo PRP ha mostrato tassi di gravidanza clinica e di nati vivi significativamente superiori (rispettivamente 58,3% contro 40,5% e 52,4% contro 34,5%). Dato interessante sul piano del protocollo: le pazienti trattate con più infusioni hanno ottenuto risultati superiori rispetto a quelle trattate con una sola (nati vivi 65,8% contro 44,6%).

Sulle aderenze intrauterine

Una revisione sistematica con metanalisi (Wang 2024) ha rilevato che il PRP riduce in modo significativo la recidiva delle aderenze e migliora tasso di gravidanza clinica, spessore endometriale, durata e flusso mestruale, e punteggio AFS. Nessuna differenza significativa però su tasso di nati vivi e tasso di aborto: un limite che va detto.

Sul fallimento di impianto ripetuto (RIF)

È l’ambito più studiato e più controverso. Una network metanalisi (Pan 2026) ha identificato l’infusione intrauterina di PRP come l’approccio più efficace tra le diverse infusioni intrauterine per migliorare gravidanza clinica e nati vivi. Ma altre metanalisi hanno concluso che le evidenze disponibili sono insufficienti, e le linee guida ESHRE 2023 affermano che non ci sono prove sufficienti a supportare l’uso dell’infusione intrauterina di PRP nelle pazienti con RIF.

La sintesi clinica

Il PRP endometriale oggi si colloca in questa posizione precisa:

  • Razionale biologico solido e ben caratterizzato
  • Profilo di sicurezza eccellente (autologo, nessun rischio immunologico o di rigetto)
  • Evidenze più robuste sull’endometrio sottile refrattario e sull’endometrite cronica
  • Evidenze ancora preliminari sulla poliabortività idiopatica, con studi di piccole dimensioni
  • Eterogeneità dei protocolli tra i vari studi (metodi di preparazione, volumi, timing, numero di sedute): uno dei principali limiti della letteratura attuale
  • Non è un trattamento di prima linea e non sostituisce la diagnostica


Va proposto come terapia adiuvante in pazienti selezionate, con un’informazione chiara e completa sul livello attuale delle evidenze. Chi te lo presenta come una soluzione garantita non ti sta informando correttamente.

Chi è candidata al PRP endometriale (e chi no)

Profilo di candidata appropriata

  • Due o più perdite gestazionali con percorso diagnostico completo già eseguito
  • Endometrio sottile documentato (< 7 mm) refrattario alle terapie convenzionali
  • Endometrite cronica confermata istologicamente, persistente o recidivante
  • Storia di revisioni ripetute di cavità uterina o adesiolisi isteroscopica
  • Fallimenti di impianto ripetuti con embrioni euploidi (testati con PGT-A)
  • Poliabortività secondaria con sospetto danno endometriale acquisito

Quando il PRP non è la risposta

  • Percorso diagnostico non completato: se cariotipo, isteroscopia, screening tiroideo e APS non sono stati fatti, il PRP è un salto in avanti ingiustificato
  • Causa identificata e trattabile non ancora trattata: setto uterino da resecare, APS da anticoagulare, ipotiroidismo da compensare, endometrite da trattare con antibiotico mirato o corticosteroidi.
  • Fattore prevalentemente embrionale/genetico documentato
  • Infezioni pelviche in fase attiva o patologia sistemica non controllata (eg. diabete)
  • Piastrinopenia significativa o disfunzioni piastriniche
  • Neoplasia ginecologica attiva

Il PRP non può sostituire un percorso diagnostico completo o il trattamento di altre patologie. Bensì è un potenziatore del terreno nei contesti di patologia endometriale o di sospetta tale.

Come si svolge il trattamento

Step 1
Prima: la valutazione

Una consulenza dedicata in cui si ricostruisce tutta la storia riproduttiva, si rivedono gli esami già eseguiti, si completano quelli mancanti e si valuta la cavità uterina. Da qui nasce l'indicazione — o la sua esclusione.

Step 1
Step 2
Prelievo ematico

Un normale prelievo venoso, circa 20 mL, in provette dedicate con anticoagulante.

Step 2
Step 3
Centrifugazione e concentrazione

Doppia centrifugazione in sistema chiuso e sterile per separare e concentrare la frazione piastrinica. Nella versione potenziata, il concentrato può venire arricchito con esosomi — vescicole extracellulari che trasportano miRNA e proteine di segnalazione e che amplificano il segnale rigenerativo.

Step 3
Step 4
Instillazione intrauterina

Il PRP viene introdotto in cavità uterina con un catetere sottile e morbido, dello stesso tipo utilizzato per il transfer embrionario, sotto guida ecografica. Non serve anestesia. La sensazione è un lieve fastidio, nemmeno paragonabile a quello di un pap-test.

Step 4
Step 5
Ritorno alle normali attività

Nessun tempo di recupero.

Step 5

Timing e numero di sedute

Il momento dell’instillazione dipende dall’obiettivo clinico:
Obiettivo Timing tipico
Crescita di un endometrio sottile Fase proliferativa, giorni 7–14 del ciclo o della preparazione, ripetibile su decisione medica
Miglioramento della recettività pre-transfer Nelle 48 ore precedenti il transfer embrionario
Post-adesiolisi isteroscopica Nell’immediato post-operatorio e nei cicli successivi

Il protocollo standard prevede 1 o 2 sedute ravvicinate, personalizzate sulla risposta ecografica. I dati sull’endometrite cronica suggeriscono che le sedute multiple offrono risultati superiori a una singola infusione — un elemento che è entrato nella pratica clinica.

Sicurezza, effetti collaterali, rischi

Il PRP è autologo al 100%: proviene dal tuo sangue, non contiene sostanze estranee, non contiene ormoni. Questo elimina in radice il rischio di reazione allergica, di rigetto e di trasmissione infettiva.

Cosa puoi aspettarti:

  • Lieve fastidio pelvico crampiforme per alcune ore dato dalla distensione della cavità uterina
  • Modesta perdita ematica o spotting
  • Il piccolo ematoma da prelievo al braccio

Rischi rari: quelli comuni a qualsiasi manovra transcervicale — infezione ascendente (molto rara con tecnica sterile), reazione vagale durante la manovra.

Negli studi pubblicati con follow-up dedicato non sono stati riportati effetti avversi rilevanti attribuibili al PRP intrauterino.

Il percorso corretto, in ordine

  1. Anamnesi riproduttiva completa della coppia — non solo della donna
  2. Analisi genetica del materiale abortivo, quando disponibile
  3. Cariotipo di entrambi i partner
  4. Valutazione della cavità uterina — ecografia 3D e isteroscopia
  5. Screening endocrino e metabolico — tiroide, glicemia/insulina, prolattina
  6. Screening per APS — con eventuale conferma a 12 settimane
  7. Biopsia endometriale con CD138 se c’è sospetto di endometrite cronica
  8. Valutazione andrologica — spermiogramma e frammentazione del DNA
  9. Correzione di tutto ciò che è correggibile
  10. Solo a questo punto: valutazione dell’indicazione al PRP endometriale

Un aspetto che nessun protocollo copre

Le linee guida descrivono esami e terapie. Non descrivono cosa significa affrontare la successiva gravidanza dopo due, tre, quattro perdite.

L’ansia gestazionale dopo poliabortività è una condizione reale, riconosciuta, e non è un difetto di carattere. Il supporto psicologico non è un accessorio del percorso: è parte del percorso. Le società scientifiche lo raccomandano esplicitamente, con enorme benficio osservabile nella pratica clinica.

Va detto anche questo, perché è vero e perché conta: la prognosi della poliabortività, anche nelle forme idiopatiche, resta complessivamente favorevole. La maggior parte delle coppie arriva a una gravidanza portata a termine. Il tempo e i tentativi giocano più a favore di quanto la paura lasci percepire.

Domande frequenti

Le domande più comuni

Le società scientifiche internazionali di riferimento, ASRM ed ESHRE, adottano oggi la soglia di due o più perdite di gravidanza. La definizione storica di tre o più è considerata superata. Se hai avuto due aborti, hai indicazione a un percorso diagnostico completo: non è necessario attendere il terzo.

Il percorso di base comprende: analisi genetica del materiale abortivo quando recuperabile, cariotipo di entrambi i partner, valutazione della cavità uterina con ecografia 3D e isteroscopia, screening tiroideo e metabolico, screening per sindrome da anticorpi antifosfolipidi e valutazione andrologica del partner. La biopsia endometriale con CD138 per l’endometrite cronica va aggiunta nei casi con sospetto clinico.

l PRP non cura sempre la poliabortività: agisce con beneficio sul fattore endometriale, migliorando spessore, vascolarizzazione e recettività dell’endometrio. È la terapia adeguata per un sottogruppo selezionato di pazienti, non un trattamento universale.

Le evidenze sono promettenti ma non ancora conclusive. I dati più solidi riguardano l’endometrio sottile refrattario e l’endometrite cronica, dove diversi studi documentano miglioramenti significativi di impianto e nati vivi. Sulla poliabortività in senso stretto esiste uno studio randomizzato con risultati incoraggianti ma non statisticamente significativi per la numerosità limitata. Le linee guida ESHRE 2023 considerano le evidenze ancora insufficienti nel fallimento di impianto ripetuto. Va proposto con questa premessa esplicita.

No. L’instillazione avviene con un catetere sottile e morbido, dello stesso tipo usato per il transfer embrionario. Non richiede anestesia. Le pazienti lo descrivono come un fastidio, con eventuali crampi lievi nelle ore successive.

Il protocollo standard prevede 1-2 sedute ravvicinate, definite sulla risposta ecografica individuale. Nei casi di endometrio sottile le infusioni possono essere ripetute fino al raggiungimento dello spessore target. I dati disponibili indicano che le sedute multiple offrono risultati superiori a una singola infusione.

Dipende dall’obiettivo. Per far crescere un endometrio sottile si lavora in fase proliferativa, tra il settimo e il quattordicesimo giorno del ciclo o della preparazione. Per migliorare la recettività prima di un transfer, l’instillazione si colloca tipicamente nelle 48 ore precedenti.

Il profilo di sicurezza è eccellente perché il PRP è autologo: nessun rischio di allergia, rigetto o trasmissione infettiva. Gli effetti attesi sono lievi crampi pelvici e modesto spotting. I rischi rari sono quelli comuni a qualsiasi manovra transcervicale. Negli studi pubblicati non sono stati riportati effetti avversi rilevanti.

Si, il PRP può essere svolto con endometrio di spessore normale perchè ha finalità di rigenerazione che possono non applicarsi unicamente con l’aumento dello spessore dell’endometrio, ma anche con un miglioramento della recettività endometriale.

Il PRP standard sfrutta i fattori di crescita piastrinici. Il PRP arricchito con esosomi aggiunge vescicole extracellulari che trasportano miRNA, proteine e molecole di segnalazione: il segnale rigenerativo risulta amplificato e l’effetto più prolungato nel tempo.

Sì. Quando l’obiettivo è il recupero dell’endometrio — dopo revisioni ripetute, dopo adesiolisi isteroscopica, in caso di endometrite cronica persistente — il PRP ha senso anche in vista di una ricerca di gravidanza spontanea. L’indicazione dipende dalla condizione endometriale, non dalla modalità di concepimento.

Le probabilità restano complessivamente favorevoli. Anche nelle forme idiopatiche, la maggior parte delle coppie con poliabortività arriva a una gravidanza portata a termine. I due fattori prognostici più rilevanti sono l’età materna e il numero di perdite precedenti; entrambi vanno pesati insieme, non isolatamente. Una valutazione personalizzata è l’unico modo per avere una stima realistica della tua situazione.

In Italia molti esami correlati alla poliabortività possono essere esenti da ticket. ll PRP, essendo una terapia in ambito di medicina rigenerativa, è una prestazione privata.

Innanzitutto in questi casi è necessario e mandatorio rivolgersi a specialisti di fertilità che esplorino tutte le possibili cause. Difatti in circa la metà dei casi il percorso diagnostico standard non identifica una causa, etichettando questi casi di poliabortività come “inspiegate”. E’ importante sottolineare però come una quota consistente di queste forme è oggi ricondotta a un fattore endometriale — vascolarizzazione insufficiente, danno dello strato basale, infiammazione cronica di basso grado — che gli esami di routine non intercettano.

Parlarne con uno specialista

La poliabortività non si affronta con un singolo esame né con un singolo trattamento. Richiede una lettura d’insieme della storia riproduttiva della coppia, una diagnostica ordinata e la scelta — motivata — di quali strumenti terapeutici abbiano senso nel tuo caso specifico.

Il PRP endometriale è uno di questi strumenti. Non il primo, non l’unico, non adatto a tutte. Ma per le pazienti in cui il problema è l’endometrio, rappresenta oggi una delle opzioni più interessanti a disposizione della medicina rigenerativa della riproduzione.

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Riferimenti scientifici
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